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Jugoslavia
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La mwbwJugoslavia o mwcaIugoslaviacite-ref-1[1]cite-ref-2[2]cite-ref-3[3] (mwfqAFI: /juɡoˈzlavja/cite-ref-4[4]; in mwgwcroato e in mwhasloveno: mwhqJugoslavija, in mwhgserbo e in mwhwmacedone: Југославија; letteralmente "terra degli mwiaslavi del sud") fu un'mwiqentità statale che, a più riprese e attraverso diversi assetti istituzionali, amministrò la mwigpenisola balcanica occidentale per gran parte del mwiwXX secolo.
Contents
• Note
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Il periodo monarchico
Alla fine della mwlwprima guerra mondiale, alcuni politici e intellettuali slavi della Slovenia, della Croazia, della Bosnia ed Erzegovina e della Voivodina, fino ad allora appartenenti all'mwmaImpero austro-ungarico, dichiararono l'indipendenza delle loro terre da Vienna e si costituirono in un'entità denominata mwmqStato degli Sloveni, Croati e Serbi,cite-ref-5[5] che però non ebbe alcun riconoscimento internazionale. Chiesero, allora, al mwngRegno di Serbia di costruire insieme una nuova realtà statuale, alla quale aderì anche il mwnwRegno del Montenegro. Il 1º dicembre 1918 fu fondato il mwoaRegno dei Serbi, Croati e Sloveni.
Il 6 gennaio 1929 il re mwogAlessandro I, con un mwowcolpo di Stato, avocò a sé tutti i poteri per sedare i dissidi interni ai diversi partiti politici e ai gruppi etnici, e cambiò il nome del Paese in mwpaRegno di Jugoslavia, promuovendo una politica di accentramento amministrativo e culturale e tentando di appiattire le differenze culturali dei popoli che componevano lo Stato.
Suddivisioni amministrative
Prima del 1929, il regno era suddiviso in contee (o comitati: mwqqmwqgžupanije) che ricalcavano confini storici ed erano etnicamente definite.
Con l'istituzione del Regno di Jugoslavia, le 33 contee furono soppresse e sostituite da 9 regioni (mwrabanati, in lingua originale al plurale: mwrqbanovine) che prendevano il nome dai fiumi che le attraversavano e che erano abitate da più gruppi etnici:
1. mwsqBanato della Drava, con capitale mwsgLubiana
2. mwtaBanato della Sava, con capitale mwtqZagabria
3. mwtwBanato del Vrbas, con capitale mwuaBanja Luka
4. mwugBanato del Litorale, con capitale mwuwSpalato
5. mwvqBanato della Drina, con capitale mwvgSarajevo
6. mwwaBanato della Zeta, con capitale mwwqCettigne
7. mwwwBanato del Danubio, con capitale mwxaNovi Sad
8. mwxgBanato della Morava, con capitale mwxwNiš
9. mwyqBanato del Vardar, con capitale mwygSkopje
La città di mwzaBelgrado, insieme con mwzqZemun e mwzgPančevo, fu costituita come unità amministrativa separata. A capo di ciascuna mwzwbanovina era posto un mwaabano, mwaqgovernatore di nomina statale.
Seconda guerra mondiale
Il 25 marzo 1941 il principe reggente mwcwPaolo Karađorđević fece aderire la Jugoslavia all'mwdaAsse a fianco dell'mwdqItalia fascista e della mwdgGermania nazista. Per questo l'erede al trono mwdwPietro II, con un mweacolpo di Stato avvenuto due giorni dopo, detronizzò lo zio e assunse la corona, rompendo l'alleanza con le forze dell'Asse. Le forze dell'Asse mweqinvasero la Jugoslavia, il cui territorio fu conquistato e parzialmente annesso a mwegGermania, mwewItalia, mwfaUngheria, mwfqAlbania italiana e mwfgBulgaria; ciò che non fu annesso fu costituito in diversi mwfwStati fantoccio.
Il Regno d'Italia partecipò alle fasi dell'invasione partendo dalle proprie basi in mwggVenezia Giulia e mwgwIstria, da mwhaZara, e dall'mwhqAlbania. A nord era schierata la 2ª Armata (9 divisioni di fanteria, 4 motorizzate e 1 corazzata) sotto il comando del generale mwhgVittorio Ambrosio, con obiettivo mwhwLubiana e la discesa lungo la mwiacosta dalmata. A Zara vi era una guarnigione di mwiq9 000 uomini, al comando del generale mwigEmilio Grazioli, che allo scoppio delle ostilità si diresse su mwiwSebenico e mwjaSpalato per giungere a mwjqRagusa il 17 aprile; infine dall'mwjgAlbania vennero impegnate 4 divisioni della 9ª Armata sotto il comando del generale mwjwAlessandro Pirzio Biroli.
All'mwkqItalia fu annessa la città di mwkgLubiana e la parte meridionale della Banovina della Drava,cite-ref-6[6] con cui fu costituita la mwlwprovincia di Lubiana, e la parte nord-occidentale della mwmaBanovina di Croazia, che andò ad ampliare la mwmqprovincia di Fiume.
Gli Stati fantoccio costituiti dall'Asse furono:
• mwnqStato Indipendente di Croazia, al quale fu annessa anche la mwngBosnia ed Erzegovina, governato da mwnwAnte Pavelić e che aveva come re mwoaAimone di Savoia-Aosta (che assunse il nome di Tomislavo II);
• mwogGoverno di salvezza nazionale in Serbia, con a capo mwowMilan Nedić, ma governato direttamente da Berlino;
• mwpqRegno del Montenegro, di cui mwpgVittorio Emanuele III d'Italia assunse la corona.
Il periodo socialista
Durante la mwsqseconda guerra mondiale fu costituito il mwsgConsiglio antifascista di liberazione popolare della Jugoslavia che il 29 novembre 1943 decise di ricostituire uno Stato all'interno dei confini del mwswvecchio regno, con l'aggiunta del mwtaLitorale sloveno (che già nel settembre del 1943 era stato proclamato dal mwtqFronte di Liberazione del Popolo Sloveno parte integrante della Sloveniacite-ref-7[7]cite-ref-8[8]) e dell'mwvgIstria, che fu denominato Jugoslavia Democratica Federale in attesa del referendum con cui il popolo doveva scegliere se ripristinare la monarchia o creare una repubblica.
mwwaJosip Broz Tito venne nominato primo ministro. Finita la guerra e mwwqliberati i territori dall'occupazione nazifascista, furono indette elezioni in cui la mwwgLega dei Comunisti di Jugoslavia ottenne la maggioranza dei voti.cite-ref-3c-9-0[9] Il 29 novembre 1945 la monarchia venne definitivamente abolita e nacque la Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia, nome che mantenne fino al 1963 quando venne denominata mwxwRepubblica Socialista Federale di Jugoslavia.
Il maresciallo Tito, capo del governo, intraprese una politica di alleanza con l'mwyqUnione Sovietica e instaurò un regime di mwygstampo socialista retto dalla mwywLega dei Comunisti di Jugoslavia. Dopo il 1948 ebbe inizio un progressivo allontanamento da mwzaStalin, per poter governare liberamente l'economia del proprio paese e farla sviluppare. Dopo diversi dissidi con mwzqMosca sulla politica estera e su quella interna, nel 1948 la mwzgJugoslavia fu espulsa dal mwzwCominformcite-ref-10[10] e ne restò fuori per sempre, uscendo definitivamente dall'orbita di influenza sovietica.
La Jugoslavia di Tito rimase un paese a mw1qeconomia pianificata, anche se nel 1950 Tito inaugurò una politica di mw1gautogestione dei lavoratoricite-ref-11[11] che fu alla base del sistema produttivo jugoslavo. Sul piano internazionale, Tito fondò nel 1956, col presidente mw2wegiziano mw3aNasser e il primo ministro mw3qindiano mw3gNehru, il mw3wMovimento dei paesi non allineaticite-ref-3c-9-1[9], criticò l'invasione della mw5aCecoslovacchia e dell'mw5qUngheria da parte degli eserciti del mw5gPatto di Varsaviacite-ref-3c-9-2[9] e si propose come mediatore nel mw6wconflitto arabo-israeliano. Nel 1961, è il primo paese dichiaratamente socialista a partecipare all'mw7aEurovision Song Contest. La politica interna fu caratterizzata da un forte accentramento del potere volto a stroncare ogni sussulto nazionalista e ogni riforma a livello locale, anche se, col passare degli anni, in Jugoslavia venivano fatti timidi passi verso un'economia più liberale, fino alla costituzione del 1974 che concesse larghissime autonomie alle repubbliche federatecite-ref-3c-9-3[9].
Suddivisione amministrativa
La Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia era divisa in 6 repubbliche e 2 province autonome:
| Nome | Capitale | Bandiera | Stemma |
|---|---|---|---|
| 1. Repubblica Socialista di Bosnia ed Erzegovina | Sarajevo | | |
| 2. Repubblica Socialista di Croazia | Zagabria | | |
| 3. Repubblica Socialista di Macedonia | Skopje | | |
| 4. Repubblica Socialista di Montenegro | Titograd | | |
| 5. Repubblica Socialista di Serbia 5a. Provincia Socialista Autonoma del Kosovo 5b. Provincia Socialista Autonoma della Voivodina | Belgrado Pristina Novi Sad | | |
| 6. Repubblica Socialista di Slovenia | Lubiana | | |
Il processo di dissoluzione
Il maresciallo Tito morì il 4 maggio 1980cite-ref-12[12]. Nel frattempo, la situazione economica si andava deteriorando, alimentando il divario tra le repubbliche di mwaxqSlovenia e mwaxuCroazia più ricche e il resto del Paese. Questa separazione economica incominciò a diventare una spinta verso una volontà indipendentista ispirata dai dirigenti politici locali. Nel 1981 in mwaxyKosovo si sviluppò un movimento che chiedeva la trasformazione della provincia autonoma in repubblica federata, richiesta fatta dalla maggioranza albanese e osteggiata dalla popolazione serbacite-ref-3c-9-4[9].
Nel 1990, a seguito del malcontento generale della popolazione dell'intera Jugoslavia, furono indette elezioni multipartitiche nelle sei repubbliche: in Croazia venne eletto il nazionalista mway0Franjo Tuđmancite-ref-13[13] e in Slovenia il socialdemocratico mwaziMilan Kučancite-ref-14[14] che appoggiarono immediatamente le rivendicazioni indipendentiste dei loro popoli; in mwazcBosnia ed Erzegovina fu eletto il nazionalista musulmano mwazgAlija Izetbegović che auspicava un allentamento dei legami politici con la Jugoslaviacite-ref-15[15]; in mwaz0Macedonia venne eletto il comunista mwaz4Kiro Gligorov, favorevole a una futura indipendenzacite-ref-16[16], e in mwaamSerbia fu confermato presidente il comunista mwaaqSlobodan Miloševićcite-ref-17[17] contrario al disfacimento della federazione e che revocò lo statuto di autonomia del Kosovo e della mwaakVoivodina per fermare le spinte centrifughe.
Nel 1991, Slovenia e Croazia si dichiararono indipendenti. Dal 26 giugno al 7 luglio venne combattuta una mwaasguerra tra l'mwaawesercito jugoslavo e l'armata territoriale slovena, che vide la resa dell'esercito federale. Dal 1991 al 1995 durò il mwaa0conflitto tra l'esercito croato e la popolazione serba della Croazia, appoggiata dall'esercito jugoslavo, che si concluse con la vittoria croata. Nel 1992 anche la Bosnia-Erzegovina si dichiarò indipendente, e fino al 1995 la repubblica fu sconvolta da diversi conflitti che videro opposti mwaa4musulmani e croati contro i serbi di Bosnia e mwaa8musulmani contro croati di Bosnia, conclusisi con l'mwabaaccordo di Dayton che sancì la creazione di una mwaberepubblica indipendente su base federale.
Nel settembre del 1991 anche la mwabmMacedonia si era dichiarata indipendente senza che ne scaturisse alcuna azione bellica, ma a tale dichiarazione seguirono battaglie tra albanesi e macedoni. Dopo la proclamazione dell'indipendenza di Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina e Macedonia, lo Stato jugoslavo era limitato ai soli territori della Serbia e del Montenegro che decisero di rimanere uniti, dando vita, il 27 aprile 1992 alla mwabqRepubblica Federale di Jugoslavia.
Nel 1996 le tensioni nella provincia serba del Kosovo tra la maggioranza di etnia albanese e la minoranza serba si inasprirono. Fino al 1999 fu combattuto un mwabyconflitto tra l'organizzazione indipendentista albanese mwabcUÇK e la polizia appoggiata da forze paramilitari serbe, che si concluse, dopo quasi tre mesi di mwabgbombardamenti della mwabkNATO sulla Jugoslavia, con l'mwaboAccordo di Kumanovo che sancì il ritiro dell'esercito federale dalla provincia e la sua sostituzione con la forza internazionale mwabsKFOR, il mantenimento della sovranità jugoslava e l'amministrazione dell'mwabwONU tramite l'mwab0UNMIK.
Il 4 febbraio 2003 la Repubblica Federale di Jugoslavia cambiò denominazione in mwab8Unione Statale di Serbia e Montenegro. La federazione restò in vigore fino al 21 maggio 2006 quando venne sciolta dando vita ai due stati indipendenti di mwacaSerbia e mwaceMontenegro.
Secondo gli studi di Tim Judah, coniatore del termine "mwacqJugosfera", i paesi dell'ex Jugoslavia si stanno riavvicinando sia economicamente che politicamente, come poi rievidenziato dagli studi della mwacuLondon School of Economics.cite-ref-18[18]
Mappe storiche
Mappe - bandiera
Bandiere e stemmi
| Nome | Bandiera | Stemma |
|---|---|---|
| Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni Regno di Jugoslavia | | |
| Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia | | |
| Repubblica Federale di Jugoslavia Serbia e Montenegro | | |
Stati successivi
Dopo le guerre e i rivolgimenti politici che hanno portato al dissolvimento della Jugoslavia, l'area dei Balcani e della regione geografica dell'Adria è suddivisa nei seguenti 7 Stati sovrani (o parzialmente sovrani):
| Numero | Nome | Capitale | Bandiera | Stemma |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Bosnia ed Erzegovina | Sarajevo | | |
| 2 | Croazia | Zagabria | | |
| 3 | Macedonia del Nord | Skopje | | |
| 4 | Montenegro | Podgorica | | |
| 5 | Serbia | Belgrado | | |
| 6 | Slovenia | Lubiana | | |
| 7 | Repubblica del Kosovo (territorio conteso) | Pristina | | |
Note
cite-note-11. ↑ mwavw mwav0mwav4Bruno Migliorini mwav8et al., mwawamwaweScheda sul lemma "Iugoslavia"mwawq, in mwawwmwaw0Dizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2010, mwaw4ISBNmwaw8 978-88-397-1478-7.mwaxe
cite-note-22. ↑ citereftreccani-iugoslaviamwaxumwaxyIugoslavia, in mwaxcTreccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. mwaxgURL consultato il 5 aprile 2017.
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cite-note-55. ↑ mwazimwazmFenwick 1918,mwazq p. 719.
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cite-note-88. ↑ mwa0umwa0ymwa0cCopia archiviata, su mwa0gwww2.gov.si. mwa0kURL consultato il 25 giugno 2020 mwa0o(archiviato dall'mwa0surl originale il 12 ottobre 2016). discorso del 12 settembre 1993 di Milan Kučan (primo Presidente della Slovenia eletto nel 1992)
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cite-note-1818. ↑ mwa58mwa6amwa6eEntering the Yugosphere, su mwa6ieconomist.com.
cite-note-191. Indipendenza dichiarata in via unilaterale; attualmente il territorio kosovaro è sotto l'amministrazione dell'mwa6yONU.
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• mwa8kRaoul Pupo, Adriatico amarissimo. Una lunga storia di violenza, Milano, Feltrinelli, 2021.
Voci correlate
• mwa80Serbia e Montenegro
• mwa88Serbia
• mwa9eVoivodina
• mwa9mKosovo
• mwa9uMontenegro
• mwa9cSlovenia
• mwa9kCroazia
• mwa9sBosnia ed Erzegovina
• mwa90Macedonia del Nord
• mwa98Guerre jugoslave
• mwa-mCorona di Jugoslavia
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Collegamenti esterni
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• citerefencyclopedia-of-science-fiction(EN) Jugoslavia, su The Encyclopedia of Science Fiction.
• citerefopen-library(EN) Opere riguardanti Jugoslavia, su Open Library, Internet Archive.
• (EN) Jugoslavia, su Comic Vine, Fandom.